martedì 30 giugno 2009

L'ESAME DI MATURITA'



Tempo di maturità. Gli studenti sono impegnati nella prova finale del corso di studi, tra tradizione e novità. Tre prove scritte e il colloquio orale. L'indirizzo generale è un ritorno al rigore e alla severità, a partire dall'ammissione.

In questi giorni quasi mezzo milione di studenti ha iniziato le prove degli esami di maturità. Si è partiti con il tema di italiano, per poi passare alla seconda prova diversa per ogni istituto. Infine il cosiddetto “quizzone” a carattere interdisciplinare. L’esame si concluderà poi con il colloquio, la prova orale imperniata sul programma svolto durante l’ultimo anno.

Le novità

Prima di tutto gli studenti maturandi hanno dovuto superare l’ammissione alle prove che era stata eliminata nel 1997. Da quest’anno, invece, i Consigli di classe per poter ammettere gli studenti all’esame hanno dovuto realizzare la media di tutte le votazioni finali riportate in ogni materia e soltanto coloro che hanno raggiunto la media del “sei” hanno ottenuto il lasciapassare.
Inoltre, lo stop è arrivato per chi ha preso cinque in condotta, che si è visto respingere senza alcuna possibilità di replica. I primi dati, ancora provvisori, segnalano un maggiore rigore. Il tasso di non ammissione registrato è quantificato in circa il 6 per cento, 28mila studenti in meno rispetto allo scorso anno. La seconda novità riguarda il credito scolastico: i punti a disposizione per valutare l’ultimo triennio sono aumentati da 20 a 25. Un altro cambiamento, esterno alla sessione d’esame ma non del tutto secondario, è il ritorno alla pubblicazione dei voti finali. Il punteggio sarà visibile a tutti, come accadeva in passato.

La prima prova scritta è intesa ad accertare la padronanza della lingua italiana.
Restano confermate le tipologie adottate negli anni precedenti: analisi di un testo letterario, produzione di un saggio breve o di un articolo di giornale, tema di argomento storico, tema di ordine generale.

La seconda prova scritta verte su una materia che caratterizza il corso di studi.

La terza prova scritta è a carattere pluridisciplinare, verte su un massimo di cinque materie dell’ultimo anno di corso e non meno di quattro per ragioni di correttezza didattica e consiste nella risposta a quesiti singoli o multipli ovvero nella soluzione di problemi o di casi pratici e professionali o nello sviluppo di progetti ed è strutturata in modo da consentire, di norma, anche l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera.

La prova orale
Il colloquio

Lo studente arriva all’orale conoscendo il punteggio complessivo delle tre prove scritte. Il colloquio è volto all’accertamento delle conoscenze e delle competenze acquisite nell’ultimo anno del corso di studi in relazione agli obiettivi generali e specifici propri dell’indirizzo di studio scelto e delle basi culturali generali, nonché delle capacità critiche.


Il colloquio si svolge su argomenti di interesse multidisciplinare attinenti ai programmi e al lavoro didattico dell’ultimo anno di corso. Anche quest’anno sarà possibile presentare una tesina redatta nel formato preferito, anche multimediale, o si potrà iniziare l’esame con un argomento a scelta del candidato e, negli indirizzi pedagogico-musicali, mediante l’esecuzione di un brano musicale. Durante il colloquio saranno inoltre sviluppati argomenti individuati dalla Commissione e discusse le prove scritte elaborate dallo studente.


CORTESIA MOTTAONLINE

lunedì 29 giugno 2009

OSSERVATORIO ASTRONOMICO SAINT- BARTHELEMY: “Sulla Luna quarant’anni dopo”

Sabato del mese
“Sulla Luna quarant’anni dopo”
Saint-Barthélemy Loc. Lignan 39 – Nus (AO)


sabato 4 luglio 2009, ore 21.30

Dopo il grande successo della manifestazione “Archeologia sotto le stelle”, con oltre seicento persone salite a Saint-Barthélemy per visitare l’Osservatorio e il Planetario di Lignan, il consolidato appuntamento con il Sabato del mese ritorna nel formato abituale, una serata osservativa di due ore su prenotazione, per celebrare l’astro protagonista dei due grandi anniversari celesti del 2009.

Il sesto Sabato del mese organizzato dall’Osservatorio è infatti dedicato alla Luna. Fu osservandola al cannocchiale nel 1609 che Galileo Galilei scoprì sulla sua superficie crateri simili a vallate circondate da grandi catene montuose. Cadeva così la millenaria credenza che i corpi celesti e la Terra non avessero nulla in comune e si cominciò a capire che invece condividevano la stessa natura fisica: l’osservazione galileiana di quattro secoli fa aprì l’era dell’astronomia moderna.

Mentre studiava la Luna, Galileo Galilei non poteva immaginare che in futuro esseri umani l’avrebbero raggiunta. Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, secondo il fuso orario italiano, gli astronauti Neil Armstrong e Edwin Aldrin compirono lo storico “piccolo passo”, mentre Michael Collins li aspettava in orbita per riportarli sulla Terra. Era la missione Apollo 11.

L’Osservatorio celebra i quarant’anni dello sbarco sulla Luna proponendo l’osservazione guidata del nostro satellite in fase crescente. Grazie alla visione al telescopio, si avrà quasi la sensazione di poter camminare anche noi tra crateri, pianure e montagne lunari.
La serata, concepita per il pubblico di ogni età, prevede inoltre l’osservazione al telescopio di stelle brillanti e stelle doppie, e l’illustrazione a occhio nudo con il puntatore laser dei disegni delle principali costellazioni estive.
Volete rivivere l’emozione di quella notte di quarant’anni fa? Vi aspettiamo in Osservatorio!

Sabato del mese: informazioni e prenotazioni
* Il Sabato del mese è un’iniziativa di divulgazione che propone a cadenza mensile una visita guidata notturna con osservazione del cielo contestualizzata in maniera particolare e originale. Un’occasione per conoscere meglio il cielo della Valle d’Aosta, da valorizzare e preservare nella sua qualità di “metà superiore” del territorio regionale.

L’ingresso è possibile su prenotazione contattando la Segreteria della Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS (telefono 0165770050, dal lunedì al venerdì non festivi, ore 9.30–12.30 e 14.00–16.00). Le tariffe: Euro 10,00 per i maggiori di 12 anni, Euro 7,00 per i maggiori di 65 anni, i minori di 12 anni non pagano.

* L’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta (OAVdA) è un istituto impegnato dalla sua apertura, nel 2003, in attività di didattica e divulgazione dell’astronomia e dell’astrofisica. Dal 2006 l’OAVdA partecipa anche a programmi di ricerca scientifica nazionali e internazionali.

L’OAVdA si trova a 1675 m di quota. Si raccomanda un abbigliamento adeguato al clima. Se possibile, si invitano i visitatori a munirsi di torcia elettrica, preferibilmente con lampadina o vetro di colore rosso, da puntare verso il basso per illuminare la strada.
In caso di maltempo è prevista una visita guidata alla struttura e alla strumentazione dell’Osservatorio.

Clicca qui per scaricare la locandina (pdf 473 KB).

Il Sabato del mese è un appuntamento del progetto culturale della Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS per l’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009.

L’iniziativa mondiale è stata promossa dall’International Astronomical Union (IAU) e dall’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, per celebrare il quattrocentesimo anniversario della prima osservazione al cannocchiale di Galileo Galilei e della pubblicazione del volume Astronomia nova di Giovanni Keplero.

Il Sabato del mese è inserito nel calendario delle manifestazioni ufficiali curato dall’Italy National Node per l’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009: http://www.astronomy2009.it/

Fondazione Clément Fillietroz – Onlus
Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta
Saint-Barthélemy Loc. Lignan, 39 – 11020 NUS (AO)
Tel 0165770050
Fax 0165770051
e-mail info@oavda.it
home page www.oavda.it

domenica 28 giugno 2009

CALLISTO, IL SATELLITE GALILEIANO PIU' LONTANO DA GIOVE di Rosa Maria Mistretta



Callisto ha all'incirca le stesse dimensioni del pianeta Mercurio ed è per grandezza la terza luna del Sistema Solare. Presenta la più alta densità di crateri d'impatto. Non possiede né vulcani né tracce d'alte montagne che si elevano dalla superficie. Si osservano due immensi bacini, Valhalla e Asgard.


Il primo presenta una regione circolare più chiara, del diametro di 600 km ed è circondato da anelli concentrici, il più grande di quali ha un diametro di 3000 km. Valhalla è un drammatico esempio di bacino ad anello, risultato di un massiccio impatto meteorico. Entrambe i bacini sono privi di montagne, raggi e depressioni centrali comuni ai crateri della Luna e di Mercurio.

Una formazione morfologica interessante è la Gipul Catena, costituita da una serie di crateri allineati, fenomeno probabilmente dovuto all'impatto sulla superficie di Callisto di un oggetto frantumato dalle forze di marea di Giove.
Le osservazioni spettroscopiche da Terra indicano che la superficie è coperta in gran parte da uno strato scuro di rocce o di polveri che forse hanno la stessa composizione delle meteoriti carbonacee.


Nel Sistema Solare, questo materiale sembra dominare la composizione degli asteroidi della fascia esterna (sono molto scuri) ed essere presente anche nei nuclei cometari. E' possibile che su Callisto si sia accumulata questa sottile copertura in modo graduale in seguito a successivi impatti di piccole meteoriti, che potrebbero aver vaporizzato il ghiaccio superficiale e lasciato residui di materiale carbanaceo scuro.


Le temperature alla superficie sono molto basse (-118°C di giorno, -193°C subito prima dell'alba). Il giorno su Callisto è molto lungo: il suo periodo di rotazione sincrona è di 16.7 giorni terrestri, tempo che esso impiega a compiere una rivoluzione intorno a Giove. La struttura interna di Callisto è differente dalle altre lune galileiane che hanno struttura con strati separati: Io, Ganimede ed Europa risentono gli effetti della gravità gioviana che ha influito sull'acqua, sulle rocce e sui metalli, che sono stati separati in strati differenti. Callisto, la luna più distante, non ha subito quindi delle differenziazioni nette e non sembra avere una struttura interna ben definita.


Sino alla fine del 1998 gli scienziati ritenevano che Callisto fosse un satellite morto, privo d'attività tettonica. Il primo indizio che qualcosa d'interessante possa esserci anche sotto la superficie di Callisto proviene dalle misure del campo magnetico fluttuante nel tempo in sincronia con la rotazione di Giove. La più attendibile spiegazione di queste osservazioni è che il potentissimo campo magnetico di Giove crea correnti elettriche all'interno di Callisto e che queste correnti, a loro volta, creino un campo magnetico attorno al satellite. Ma perché ci siano correnti elettriche è necessario che ci sia anche un mezzo che consenta loro di circolare.


Qual è dunque il mezzo in cui possono scorrere correnti elettriche all'interno di Callisto?
La superficie ghiacciata è un cattivo conduttore e l'atmosfera d'idrogeno e anidride carbonica è assai trascurabile. Allora, l'unica ipotesi attendibile è che sotto la superficie vi sia uno strato liquido d'acqua salata, come gli oceani terrestri, che potrebbe condurre l'elettricità in modo da spiegare il campo magnetico osservato. Callisto si candida, così, a quinto mondo del Sistema Solare in grado di ospitare la vita. Come dimostrano recenti scoperte sul nostro pianeta, una forma vivente straordinaria può pullulare anche in ambienti inospitali. Perché non pensare quindi che anche l'oceano sotterraneo di Callisto, salato e percorso da flussi di corrente elettrica, non sia un brodo primordiale?

sabato 27 giugno 2009

ROSA MARIA MISTRETTA


Rosa Maria Mistretta, giornalista/pubblicista, è nata nel 1959 a Torino, dove attualmente risiede.

Laureata in Scienze Naturali, presso la Facoltà di SMFN di Torino, ha compilato presso l'Istituto di Fisica la Tesi di Laurea “Analisi spettrale e fondamenti fisici delle atmosfere stellari” (Premio Cultura e Società di Torino, 1999 – Premio Maestrale S.Marco, Sestri Levante, 2004) insieme a due argomenti sperimentali: “Analisi biogeometrica frattale inerente alla morfologia del lichene Rhizocarpon geographicum s.l.”(Workshop nazionale 1993), presso il Dipartimento di Biologia Vegetale e “Il ciclo biogeochimico del Carbonio”, presso il Dipartimento di Geochimica.

Svolge attività divulgativa dal 1986: conferenze e laboratori didattici presso Associazioni Culturali, Università, Comuni ed Enti privati, Televisioni e Radio private, Scuole di ogni ordine e grado, Musei.
Ha curato pubblicazioni nel settore scientifico presso Case Editrici e Riviste, anche su Internet (cassiopeaonline, matematica.uni-bocconi, torinoscienza, Gravità Zero).
Con Armando Editore, Roma ha pubblicato nel 2003 per la Didattica dell'Astronomia per Scuole Primarie “Il Sole e la sua Famiglia”; nel 2011 il libro interattivo per Scuole Primarie "Girandole birbone e buchi neri", Carta e Penna Ed., Torino . 

Accanto al tempo che trascorre a chiedersi perché la natura sia così bella, ad ammirare il cosmo fantastico e a trasmettere l'utilità della matematica, Rosa Maria Mistretta s'impegna nella letteratura nella consapevolezza che scrivere è un esercizio per scrutare se stessi, per riflettere sui propri sentimenti e pensieri.
Ha pubblicato:
“Attimi” (narrativa), Casa Ed. G. Miano, Milano-1999;
“Sogni” (poesie), Club Letterario Italiano, Latina-2002;
“Avevo dimenticato la musica del vento-la mia vita è poesia ”, Bastogi Editore, Foggia-2004, premiati in vari concorsi letterari nazionali ed internazionali.
"Innamorata del mio angelo, Kimerik Editore-2009

E' collaboratrice d'alcune riviste letterarie ed è presente in alcune Antologie come autrice partecipante.

Ha approfondito in particolar modo lo studio delle opere di N. Ginsburg , H. Hesse e degli scrittori irlandesi; la storia, la letteratura e le tradizioni dei popoli Celti e degli Indiani d'America (i popoli naturali).

Per avere una preparazione adeguata al raggiungimento degli obiettivi prefissati, che vogliono conseguire la presentazione di mondi affascinanti ed aprire nuove carriere o anche solo stimolare la curiosità, ha frequentato corsi d'aggiornamento psicopedagogico e didattico, apprendimento e memoria, lettura veloce, giornalismo e lingue straniere ed ha preso parte a congressi d'argomento astronomico, botanico, naturalistico.

venerdì 26 giugno 2009

KEATS

Bright star, would I were stedfast as thou art—
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like nature's patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth's human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors
No—yet still stedfast, still unchangeable,
Pillow'd upon my fair love's ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever—or else swoon to death.

Version transcribed by Keats on 28 September 1820 and published in 1838.

IL VIRTUAL TELESCOPE PARTECIPA A IYA2009!



Benvenuti sul sito del Virtual Telescope, ideato e diretto da Gianluca Masi.
In questo sito troverete tutte le informazioni necessarie per scoprirne le caratteristiche, che lo rendono unico al mondo.
Grazie ai raffinati strumenti del Virtual Telescope, curioseremo in tempo reale nei dintorni di questi corpi celesti, svelandone l'elegante architettura grazie akll'alta risoluzione dei nostri strumenti.. Tutto questo guidati dal nostro acclamato staff scientifico, che commenterà dal vivo l'esperienza, rispondendo alle vostre curiosità e domande.
Gli iscritti avranno accesso ad una speciale pagina web; la durata dell'evento sarà di circa un'ora e mezza.
Per qualsiasi informazione, lo staff è a disposizione. Il Virtual Telescope è un progetto dell'Osservatorio Astronomico Bellatrix.
17 giugno,Live Show: "Le Nebulose Planetarie"
Aperte Iscrizioni ai Corsi Primavera 2009

martedì 23 giugno 2009

STELLE E LORO SEGRETI di Rosa Maria Mistretta




La stella è come un individuo: nasce, cresce, si evolve, ha una vita e un destino. Ed alla fine della sua esistenza trasmette quegli elementi chimici utili alla formazione di protostelle e chissà, forse, ad un altro sole che riscalderà un pianeta assai simile alla Terra.


Come si realizza la lettura di una lastra impressionata dalla radiazione luminosa proveniente da una sorgente stellare?
L'identificazione delle righe spettrali avviene mediante il confronto di uno spettro ottenuto in laboratorio, dove sono eseguite analisi spettrografiche di sorgenti luminose conosciute.
Secondo il criterio di coincidenza di lunghezza d'onda, si mettono in evidenza le posizioni delle righe dello spettro stellare con quelle dello spettro d'elementi chimici noti. Uno spettro stellare è comparato, dunque, con uno spettro di una sorgente luminosa avente righe in emissione con lunghezze d'onda conosciute, misurando per ogni lunghezza d'onda l'intensità luminosa.


A seconda delle caratteristiche fisico-chimiche rilevate dall'analisi degli spettri stellari e sulla base della presenza o dell'assenza di righe, le stelle sono state raggruppate in 10 tipi spettrali, in ordine di complessità:
O B A F G K M R N S
(Per ricordare meglio Oh, be a fine girl kees me right now, smack).
La sequenza corrisponde a temperature comprese tra 50.000 K (tipo spettrale O) e 2.000 K (tipo spettrale M) e ad esse corrispondono a colorazioni che vanno progressivamente dal blu al rosso.

Il Sole è identificato nella classe spettrale G2V ed il suo spettro fu rappresentato la prima volta da Joseph von Fraunhofer nel 1800. Egli osservò alcune righe in assorbimento ed assegnò le lettere dell'alfabeto a quelle più evidenti, procedendo dal rosso verso il blu, le quali però non avevano ancora correlazioni con i simboli chimici, ma soltanto con il colore delle stelle.
Occorre arrivare al 1860, anno in cui Padre Angelo Secchi annoverò il Sole tra le stelle di Tipo II, che corrispondeva secondo la sua classificazione al colore giallo/arancione.




Attualmente, con il supporto di metodi e strumenti più sofisticati, in tutto lo spettro solare si possono rilevare 50.000 righe d'assorbimento e, nell'insieme dei 92 elementi naturali, 68 sono stati riscontrati nel Sole. L'atmosfera solare è divisa in tre fasce principali: la fotosfera, la cromosfera e la corona.



La fotosfera è uno strato alto 700 km che circonda le zone solari interne, dove accadono fenomeni d'interazione tra radiazione luminosa e materia, che danno origine allo spettro elettromagnetico attraverso cui si rivela la presenza d'elementi chimici che compongono l'atmosfera stellare. Essa è sovrastata dalla corona e dalla cromosfera, regione di gas rarefatto a struttura fortemente disomogenea che si estende per 10.000 km. La corona è lo strato più esterno dell'atmosfera solare. E' un ampio alone luminoso la cui densità è un miliardesimo di quella dell'atmosfera terrestre. Lo spettro della cromosfera prende il nome di spettro "flash" perché è visibile per poco tempo durante l'eclissi di Sole: quando la Luna copre gli strati inferiori della cromosfera, soltanto le particelle ionizzate degli strati più alti della cromosfera più fredda sono rilevabili spettroscopicamente.


Il Diagramma H-R
Il grafico in cui si pongono in relazione temperatura, luminosità e classi spettrali (diagramma H-R) fu presentato nel 1912 dagli astronomi E.Hertzsprung e H. Russell, dove sull'ascissa sono riportati valori di temperatura (decrescente da sinistra a destra) ed in ordinata la luminosità.




Esso riassume tutti i dati d'osservazione relativi alla ricerca di relazioni tra luminosità intrinseca, tipi spettrali e colori stellari in funzione della temperatura, e rappresenta la sequenza percorsa da ogni stella nel proprio processo evolutivo. La temperatura permette l'appartenenza allo stesso tipo spettrale, ma la differenza di dimensione radiale influisce sull'area di superficie e quindi sulla luminosità.

Le stelle, dunque, non sono distribuite casualmente lungo il piano cartesiano, ma, a seconda dei parametri fisico-chimici, sono disposte lungo una diagonale, che prende il nome di Sequenza Principale, lungo una linea orizzontale, denominata "braccio delle Giganti" oppure sono raggruppate ad un'estremità superiore, "gruppo delle Supergiganti" o ad un'estremità inferiore, "gruppo delle Nane".


Per ricostruire le tappe della vita, e quindi dell'evoluzione, di una stella, si consideri un punto rappresentativo che si muove sul Diagramma HR con spostamenti che tengono conto delle variazioni di temperatura e di luminosità, di massa e di composizione chimica.
Ogni stella si forma per contrazione di nubi gassose e, per una serie di successive variazioni di temperatura unitamente alla contrazione gravitazionale, essa comincia ad irraggiare ed è in quest'istante che "nasce".

Una stella si origina come Gigante, inizialmente fredda e quindi rossa, e per effetto gravitazionale, si contrae e si riscalda per cui si sposta a sinistra in alto, verso temperature maggiori. Successivamente avanza ancora più a sinistra, sino a quando la stella si è riscaldata e compressa al massimo. Raggiunta una notevole compattezza, la stella non può continuare a contrarsi ed inizia allora il processo di raffreddamento in cui percorre la linea diagonale (Sequenza Principale), in cui rimane per circa l'80-90 % della sua esistenza in uno stato chimicamente omogeneo.
Se la stella diventa chimicamente disomogenea, a causa di successivi processi di bruciamento e alterazione della composizione chimica al nucleo, abbandona la Sequenza Principale.

Al termine della sua esistenza può degenerare e diventare una Nana Bianca oppure può restituire materia al mezzo interstellare attraverso l'esplosione di una Supernova o di una Nova (stella calda che improvvisamente aumenta di luminosità), emettendo nello spazio gli elementi chimici che possono dare origine ad una protostella.
Esplodendo, muore, ma solo per dare vita ad altre stelle.

lunedì 22 giugno 2009

SPITZER OSSERVA NELL'INFRAROSSO




Il Telescopio Spaziale Spitzer (Spitzer Space Telescope o SST, chiamato precedentemente Space Infrared Telescope Facility o SIRTF) è un osservatorio spaziale che osserva nell'infrarosso.
Costruito dalla NASA, Jet Propulsion Laboratory e il California Institute of Technology e lanciato il 25 agosto 2003, è il quarto ed ultimo del progetto Grandi Osservatori della NASA.
Il telescopio è stato rinominato il 18 dicembre 2003, quando le prime osservazioni hanno dimostrato la grande qualità e importanza della missione, come da tradizione nella NASA.
Il nome scelto è stato quello di Lyman Spitzer, uno dei più influenti astrofisici del XX secolo che per primo propose la costruzione di un telescopio nello spazio.
La missione è prevista durare 5 o più anni; l'orbita scelta è insolita perché eliocentrica e porterà l'SST ad allontanarsi progressivamente dalla Terra.


Il telescopio ha uno specchio primario di 85 cm di diametro, raffreddato alla temperatura di 5,5 Kelvin, temperatura necessaria per abbattere l'emissione termica dello specchio che andrebbe a sovrapporsi alla radiazione che si vuole osservare. La radiazione infrarossa raccolta viene misurata da tre strumenti: IRAC, IRS e MIPS.
IRAC (InfraRed Array Camera) è una camera infrarossa per ottenere immagini (256X256 pixel) e misure fotometriche in 4 bande nel vicino e medio infrarosso (a 3,6, 5,8, 4,5 e 8,0 micron).
IRS (InfraRed Spectrograph) è uno spettrografo che può osservare a media o bassa risoluzione spettrale dai 5,2 ai 38 micron.
MIPS (Multiband Imaging Photometer for Spitzer) è un fotometro che permette di ottenere immagini e misure fotometriche in 3 bande del medio e lontano infrarosso (24, 70, e 160 micron).

Gli obiettivi della missione sono molteplici:
*lo studio del processo di formazione stellare e del mezzo interstellare della nostra galassia,
*l'osservazione delle altre galassie fino ad arrivare a quelle più distanti ed ancora in formazione.


Tra i precedenti satelliti per osservazioni infrarosse si ricordano IRAS (Infrared Astronomical Satellite della NASA) che operò negli anni '80 e ISO (Infrared Space Observatory dell'ESA) negli anni '90.
SST segna un importante avanzamento rispetto a IRAS e ISO soprattutto per il grande miglioramento della sensibilità degli strumenti.
Il sito ufficiale è:

domenica 21 giugno 2009

CHE COSA E' L'EQUILIBRIO CHIMICO?


L'equilibrio chimico è la condizione dipendente dalla temperatura in cui le concentrazioni delle specie chimiche presenti in un sistema variano in modo costante nel tempo.


Questo avviene quando una reazione chimica procede con la stessa velocità della reazione inversa, cioè quando la velocità di formazione dei prodotti eguaglia la velocità di reazione dei reagenti. Come si intuisce dalla definizione, si tratta di un equilibrio dinamico (non statico).


A rigore tutte le reazioni chimiche andrebbero considerate di equilibrio, ma nella pratica comune quelle in cui le concentrazioni di reagenti sono irrisorie vengono tranquillamente considerate non di equilibrio (sono dette reazioni a completamento).

Esitono quattro caratteristiche comuni ad ogni reazione di equilibrio.
La prima è come già detto la natura dinamica dell'equilibrio, in cui si raggiunge una situazione di reazione definita dall'uguaglianza delle reazioni reagente-prodotto e prodotto-reagente.
La seconda generalizzazione sta nella spontaneità di un equilibrio chimico, ovvero nell'affermazione che un sistema si muove spontaneamente verso uno stato di equilibrio; nel caso in cui avvenisse una perturbazione dall'esterno, il sistema, una volta lasciato a sé stesso, tenderebbe a riportarsi in una situazione equilibrata (principio di Le Châtelier).
La terza sta nell'affermazione che un processo può dirsi in equilibrio se questi è reversibile, cioè se la natura e le proprietà sono le stesse indipendentemente dalla direzione di approccio all'equilibrio stesso.
La quarta ed ultima generalizzazione consiste nella natura termodinamica dell'equilibrio, cioè nella visione dello stato di equilibrio come condizione di più favorevole compromesso tra la naturale tendenza del sistema a ragggiungere la minima energia ed il massimo caos molecolare o entropia.


Per approfondimenti


SOLSTIZIO D'ESTATE, SOLSTIZIO D'INVERNO






Il solstizio è definito come il momento in cui il Sole raggiunge, nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il punto di declinazione massima o minima .










Il fenomeno è dovuto alla inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto l'eclittica; il valore di declinazione raggiunta coincide con l'angolo di inclinazione terrestre e varia con un periodo di 41 000 anni tra 22.1° e 24.5°.



Il Sole raggiunge il valore massimo di declinazione positiva nel mese di giugno in occasione del solstizio di estate boreale, mentre raggiunge il massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all'estate nell'emisfero australe.

Da un esame di una tabella dei tempi dei solstizi si può verificare che il fenomeno ritarda di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione), salvo subire un nuovo riposizionamento indietro ogni quattro anni, in conseguenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni con il calendario.






A causa di queste variazioni può capitare che il solstizio astronomico cada il 20 o il 21 giugno per l'estate nell'emisfero nord o il 21 o 22 dicembre per l'inverno nell'emisfero nord.


CONTINUA SU:

venerdì 19 giugno 2009

LETTERATURE BICOLORI all’Istituto d’Istruzione superiore “Albert Einstein” di Torino


L’Istituto d’Istruzione superiore “Albert Einstein” di Torino, articolato in tre indirizzi - liceo scientifico, liceo linguistico e liceo socio psicopedagogico - è collocato nel quartiere Barriera di Milano, una zona con un tessuto sociale composito e piuttosto variegato che riflette la realtà torinese contemporanea.
Nell'Istituto è operativa una commissione di docenti che si occupano della accoglienza degli studenti stranieri e della loro alfabetizzazione con corsi specifici in relazione alle diverse esigenze.

Da questa realtà è nato il progetto Letterature bicolori.

Il progetto
In una scuola in cui il numero degli studenti stranieri cresce bisogna riconoscere il loro contributo alla cultura italiana.
In un sistema di comunicazione internet spesso generico e ripetitivo occorre favorire siti e capacità di ricerca di qualità.
In una città spezzettata in microcosmi è necessario creare luoghi reali e virtuali di incontro.
L’istituto Albert Einstein di Torino propone il 19 febbraio 2009 un convegno-evento in cui far dialogare gli studenti della scuola, del quartiere, del territorio con scrittrici e scrittori stranieri che scrivono in lingua italiana.
Il filmato della giornata verrà inserito in questo sito internet per favorire scambi di ragazze e ragazzi a livelli cittadino, regionale e nazionale, per creare una rete di scuole sul tema, per non perdere traccia dell’informazione.
Finalità
L’esigenza è immediata e pressante: creare un ponte culturale tra ragazze e ragazzi italiani e stranieri, sempre più numerosi nelle nostre scuole, e dare visibilità alle culture d’origine attraverso la rivalutazione dei contributi in lingua italiana dei migranti.
Favoriamo l’avvio di processi di interscambio di esperienze culturali diverse: riconoscimento delle diversità tra culture e all'interno delle culture, confronto fra elementi provenienti da tradizioni etniche, religiose e sociali diverse, valorizzazione delle identità di genere.
Obiettivi di accoglienza delle studentesse e degli studenti stranieri:-riconoscere alle studentesse e agli studenti stranieri presenti nella scuola, spesso considerati solo come allievi in difficoltà, la loro pregnante dignità culturale;
-creare interesse e fascino attorno a dure e significative esperienze di migrazione;
-approfondire e testimoniare il rapporto tra identità, radici, mondo “altro”;
-stimolare le studentesse e gli studenti stranieri a ricercare e a utilizzare, nella linguaitaliana, una funzione letteraria diversa dalla comunicazione immediata;
-favorire una dimensione interculturale all’interno. dell’istituto.
Obiettivi didattici, culturali e letterari:
-interrogarsi insieme agli studenti su un nuovo genere della letteratura italiana in via di definizione e sulle nuove interazioni che disegnano la mappa culturale del nuovo millennio;
-definire argomenti, tematiche, stile della letteratura migrante in lingua italiana;
-individuare nuove forme della lingua italiana realizzate nel confronto con altre lingue ed altre esperienze, in un circuito di ibridazioni, di scambi, di nuove potenzialità espressive;
-abituare gli studenti a fare un uso di qualità della rete internet.
Elementi innovativi del progetto:
-analizzare e diffondere una cultura nascente;
-costruire un sito internet in relazione ad un tema attraverso il coinvolgimento degli studenti;
-proporre un evento con una propria spettacolarità che superi la dimensione seriosa del convegno e che sia rivolto ad un pubblico nuovo per l’argomento affrontato, le studentesse e gli studenti;
-favorire caratteri di eccellenza attraverso la qualificazione e la valorizzazione di studentesse e studenti solitamente considerati in difficoltà culturale da parte della realtà scolastica italiana.
Descrizione dell’attività
La prima fase dell’iniziativa corrisponde al coinvolgimento degli istituti del territorio a diversi livelli: commissioni stranieri, commissioni biblioteca, commissioni internet, dipartimenti di lettere italiane e straniere.
Il convegno-evento si rivolge ai docenti, ma soprattutto agli studenti stranieri e italiani dell’istituto e delle scuole del territorio, interessati all’argomento e formati sul tema dagli insegnanti. Sono stati proposti lettura e analisi di testi letterari sull’argomento ed un eventuale concorso.

Il convegno-evento è svolto giovedì 19 febbraio 2009. Diversi i momenti dell’incontro. Sono stati invitati a partecipare alcune scrittrici e alcuni scrittori stranieri in lingua italiana. Essi hanno presentato le loro opere in forma di reading e hanno discusso con gli studenti. Hanno partecipato anche alcune studentesse della Regione Piemonte che hanno partecipato in passato ai concorsi di Lingua Madre. Nel pomeriggio ci sono stati interventi di analisi del genere letterario e artistico e un laboratorio di scrittura.

Il convegno-evento è stato in parte filmato e trasferito su un sito internet, in immagini e parole, con apertura di un blog che consente di scambiare informazioni, idee, confronti sull’argomento all’interno di una rete di scuole a livello regionale e nazionale.

Partecipazione di studentesse e di studenti
Studentesse e studenti sono il centro del progetto, invitati a partecipare attivamente al progetto nelle sue varie fasi.
La partecipazione al convegno-evento sarà inserita nella programmazione didattica all’inizio dell’anno scolastico L’attività di formazione e verifica sarà svolta in classe durante le ore curricolari.
Alcuni studenti saranno invitato a gestire parti del sito internet con la supervisione di un docente.

Dall’evento al webIl percorso parte dall’evento-convegno per allargarsi alla rete, la letteratura si confronta col web: si intende così capitalizzare in un sito permanente la ricchezza di informazioni ottenute, realizzare un’esperienza culturale nuova, massimizzare i risultati in termini di allargamento della conoscenza.
Il monitoraggio del sito e del blog non si soffermerà solo sui contenuti, ma anche sul numero di interventi, sulla loro provenienza, sulla loro qualità.

Prestiamo attenzione ai grandi cambiamenti sul piano culturale e sociale. Mediamo come scuola, tra vecchio e nuovo, confrontandoci con i processi di cambiamento, consapevoli che nella nostra società hanno sempre maggior rilievo le trasformazioni piuttosto che le permanenze e le continuità.
Definiamo il rapporto tra i tradizionali contenuti dell’insegnamento e le varietà e la complessità delle forme. di conoscenza e delle esperienze al di fuori delle istituzioni scolastiche.
La collocazione dell’istituto in Barriera di Milano, quartiere in cui le famiglie straniere sono ogni anno in aumento, rende necessario accostare ad attività di accoglienza, di alfabetizzazione, di tutoraggio un’iniziativa che ponga la cultura straniera come veicolo arricchimento.

giovedì 18 giugno 2009

LEONARDO DA VINCI, UN GENIO IMMORTALE


Quasi tutti hanno visto almeno una volta una macchina leonardesca, ma quanti ne hanno davvero compreso il meccanismo di funzionamento?


Abbiamo certamente sentito dire o letto di ruote dentate e ingranaggi o di viti senza fine, ma come funzionano in pratica? E siamo sicuri che tutte le invenzioni di Leonardo siano effettivamente realizzabili, sia usando la tecnologia dell’epoca sia usando quella di oggi? Da questo angolo visuale Leonardo non è ancora stato divulgato al grande pubblico, talmente vasta era la sua erudizione e articolato il suo pensiero che ci si spaventa anche solo all’idea di indagare le macchine del genio.


L’ingegneria rinascimentale mette in evidenza la progressiva presa di coscienza che il sostentamento e lo sviluppo economico delle città e delle campagne avrebbe dovuto avviarsi verso lo sfruttamento e l’incremento delle risorse idriche.



Per quanto l’idea di sfruttare l’energia dell’acqua corrente risalga all’antichità, fu a partire dal Quattrocento che si crearono le condizioni per una sua applicazione su larga scala. Grazie allo sviluppo di dispositivi meccanici come il biella–manovella, il pignone–vite senza fine, gli ingranaggi, la camma e il volano, fu possibile applicare l’energia idraulica alle macchine operatrici che, da apparecchiature azionate manualmente, si trasformarono in impianti “automatici” o semiautomatici, che alleggerivano il lavoro dell’uomo e incrementavano la produttività.

Leonardo fu l’ingegnere che più di ogni altro ha saputo dar voce e visibilità grafica ai sogni tecnologici condivisi dalla maggioranza degli artisti ingegneri del Quattrocento. La sua maestria nell’uso del chiaroscuro carica le macchine da lui disegnate di una forza espressiva tale che esse sembrano volersi staccare dal foglio per compiere il proprio lavoro.


Nei disegni di Leonardo la macchina non è più un soggetto statico ma diventa un processo dinamico che ci trasmette la forza viva del motore. Come per molti altri ingegneri anche la vita di Leonardo è caratterizzata da numerosi viaggi al servizio di vari signori italiani. Dopo l’infanzia trascorsa a Vinci, la sua carriera di artista inizia a Firenze dove a partire dal 1469, diventa apprendista nella bottega del Verrocchio.


Durante questo periodo, oltre ad affermarsi come pittore, ebbe modo di apprendere indirettamente la tecnologia di Brunelleschi. Nel 1472 partecipò alla collocazione dell’enorme sfera di rame che sovrasta la cupola di Santa Maria del Fiore e in quest’occasione venne in contatto direttamente con le macchine progettate da Brunelleschi per il cantiere.


Nei suoi primi progetti di macchine, l’elemento predominante è la vite, che diventerà un tema ricorrente della sua tecnologia specialmente nei dispositivi idraulici per il sollevamento dell’acqua (coclee). Le macchine sono associate alle forze vive della natura e la vite è vista come il corrispettivo artificiale dei moti spiraliformi dell’acqua corrente.


Nel 1482 si trasferisce a Milano al servizio di Ludovico il Moro, dove rimane per quasi venti anni. Questo periodo è caratterizzato, oltre che dall’attività di pittore, anche dai preparativi e dagli studi per la fusione del monumento equestre a Francesco Sforza che, come è noto, a causa della caduta del Moro, non fu mai portato a termine. Durante questi anni Leonardo si impegna anche in molti studi di natura tecnologica e architettonica. Intorno al 1487 sembrano risalire i disegni e le note relative alla città su due livelli, progetto con cui intendeva far fronte ai problemi di sovraffollamento urbano e organizzare gli spazi della città in maniera razionale separando le zone destinate all’attività produttiva e commerciale da quelle destinate alla vita sociale.


A questo periodo risale anche il suo progetto di scrivere un “trattato dell’acqua”, cosa questa che denota come egli avesse già maturato l’idea che la risoluzione dei problemi d'ingegneria idraulica, come la costruzione e la manutenzione dei canali, sarebbe stata possibile solo dopo uno studio approfondito dei moti dell’acqua e di fenomeni come l’erosione. Nel 1499, a causa dell’invasione francese, è costretto a lasciare Milano e dopo un soggiorno a Venezia insieme a Luca Pacioli, nel 1501 torna a Firenze dove si dedica principalmente a studi di Geometria. L’anno successivo è assunto come ingegnere militare da Cesare Borgia, il famigerato Valentino, che in quel periodo stava conducendo una campagna militare nell’Italia centrale. A questo periodo risale lo splendido disegno della pianta di Imola realizzato per scopi strategici militari.


Nel 1503 è nuovamente a Firenze dove assume degli incarichi come ingegnere militare nella guerra per la conquista di Pisa. Leonardo, forte dell’esperienza idraulica maturata in Lombardia, studia la possibilità di una deviazione del corso dell’Arno per tagliare fuori dal corso del fiume la città nemica, ma il progetto risulterà inattuabile. Nel 1508 lascia definitivamente Firenze per tornare a Milano, dove prende servizio presso il governatore francese Carlo d’Amboise che gli conferisce il titolo di peintre et ingénieur ordinaire. Nel periodo della reggenza francese Leonardo torna a occuparsi d'idraulica studiando il sistema idrico lombardo ed in particolare la canalizzazione dell’Adda.

Dal 1513 al 1516 è a Roma dove si dedica prevalentemente agli studi di anatomia, ma anche qui ha modo di mettere a frutto la sua esperienza di ingegnere idraulico realizzando progetti per la bonifica dell’Agro Pontino e per il porto di Civitavecchia. Nel 1516 viene chiamato in Francia dal re Francesco I dove resterà fino alla morte. Durante l’arco della sua vita Leonardo ha riempito migliaia di pagine di disegni, annotazioni e riflessioni filosofiche sulla natura, sull’uomo e sulla tecnica, raccolti in quaderni di vario formato che vanno da quello tascabile dei taccuini a quello “atlantico”, dal quale prende il nome uno dei suoi codici più famosi, il Codice atlantico appunto, conservato a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana.


(Cortesia di Mottaonline)

PLANETARIO ALBERTO MASANI: "L'astrologia ha basi scientifiche?"



Planetario Alberto Masani - Marina di Carrara (MS)
da VENERDI' 19 giugno 2009 a SABATO 20 giugno 2009
alle ore 21.00


Presso il Planetario comunale "A. Masani" di via Bassagrande, a Marina di Carrara, si discute il tema "L'astrologia ha basi scientifiche?".


Nella prima parte della serata verrà fatta una breve storia dell'astrologia (e dei suoi principi), strettamente legata all'astronomia fino a tutto il 1600, e poi distintasi da essa per non aver accettato il metodo scientifico, ma rifugiatasi in un mondo di affermazioni non controllate, non sufficentemente motivate, non verificate.


Ora è arte divinatoria che conta parecchi seguaci e molta audience nei Media (provate a confrontare lo spazio che, mediamente, tutti i giornali, settimanali, reti televisive ecc. dedicano all'astrologia, con quello che gli stessi riservano ai problemi della fame, del sottosviluppo, degli armamenti, dell'inquinamento, della medicina).


Al termine della parte teorica si osserva il cielo come appare sotto la cupola del planetario (cui è dedicata, come d'abitudine, la seconda parte di ogni lezione al planetario).


Si termina col consueto e gradito appuntamento a "cielo aperto" con l'osservazione diretta nel cielo ad occhio nudo ed al telescopio delle costellazioni e degli oggetti astronomici visibili, meteo permettendo, in questo periodo.


Il pianeta Saturno che, in questo periodo, si mostra con gli anelli estremamente "sottili, dato che, come gli accade ogni 15 anni circa, il loro piano è rivolto pressochè direttamente verso la Terra.


Per ulteriori informazioni sugli altri incontri e sulle attività del Planetario, nonchè per le prenotazioni si ricordano i recapiti: segreteria telefonica e sms 333/1731533, e il sito internet del planetario stesso: http://www.planetariocarrara.it/




martedì 16 giugno 2009

LE LUNE DI NETTUNO: UNA GIRANDOLA NEL CIELO di Rosa Maria Mistretta

NETTUNO E TRITONE



Il pianeta Nettuno, distante 30,06 UA dal Sole, è l'ottavo pianeta del Sistema Solare, probabilmente composto di ghiaccio e di roccia.




L'atmosfera è assai turbolenta ed i gas principali presenti sono elio ed idrogeno, con tracce di metano, che assorbe luce rossa ed emette il colore blu, caratteristico del pianeta. La superficie è sferzata da venti, che hanno una velocità più alta del Sistema Solare (raggiunge i 2000 km/h).

I meccanismi che producono un clima così violento sono ancora un mistero, visto che il Sole brilla su Nettuno con un'intensità novecento volte minore che sulla Terra: probabilmente Nettuno possiede una sorgente di calore interna che irraggia un'energia doppia rispetto a quella che riceve dal Sole.

Nettuno ha, oltre ai due satelliti maggiori Tritone e Nereide, 6 corpi brulli e irregolari, tutti orbitanti all'incirca sul piano equatoriale del pianeta che, ad eccezione del solo Proteo, hanno un periodo di rivoluzione minore del periodo di rotazione del pianeta, che è di circa 16 ore. Un osservatore che si trova immobile alla sommità delle nubi di Nettuno vede, quindi, questi 5 satelliti sorgere ad ovest e tramontare ad est, nel verso contrario a quello di Nereide.
NEREIDE

Tritone è il più bizzarro dei satelliti di Nettuno.
Nella mitologia greca è il dio del mare, figlio di Poseidone (Nettuno), solitamente raffigurato con testa e tronco umano e con coda di pesce. La sua distanza dal Sole è circa 30 volte quella della Terra.
L'orbita retrograda, vale a dire percorsa in verso opposto a quello di rotazione del pianeta, e la sua densità, una delle più alte tra i satelliti del Sistema Solare, 2,07 g / cm 3, lascia pensare che Tritone non abbia avuto la stessa origine degli altri satelliti di Nettuno.

La sonda Voyager 2 ha consentito un esame ravvicinato della superficie e di verificare l'esistenza di una tenue atmosfera d'origine endogena, composta prevalentemente da azoto con tracce di metano, che si estende per 5-10 km.
La temperatura alla superficie misura -235° C, come su Plutone: in questa condizione il metano, l'azoto e l'anidride carbonica si trovano allo stato solido.



La superficie di Tritone è una complessa serie di valli e rilievi, dovuta probabilmente ai cicli di scioglimento e risolidificazione del ghiaccio.
La struttura più interessante è rappresentata dai vulcani di ghiaccio. Il materiale eruttato è costituito forse da azoto liquido, da elementi volatili, e da composti di metano provenienti dall'interno del satellite. In una delle immagini riprese dal Voyager si può osservare uno spettacolare pennacchio alto 8 km che si estende per 140 chilometri, uno dei tanti geyser che alimentano il debole involucro atmosferico.

Si suppone la struttura interna costituita da una massa di roccia solida circondata da uno strato di magma fluido spesso 150 km, sovrastato a sua volta da una coltre di ghiaccio d'acqua e d'azoto spessa 175 km. A causa del suo moto retrogrado, le forze di marea, che interagiscono con Nettuno, tolgono energia al satellite abbassando la sua orbita: in un lontano futuro Tritone potrebbe frantumarsi, formando forse un anello oppure cadendo sulla superficie di Nettuno. Poichè l'asse di rotazione di Tritone è insolitamente inclinato, ha radicali cambiamenti di stagione.

Rispetto ai dati della missione Voyager del 1989, attualmente Tritone sembra essersi riscaldato significativamente. Gli scienziati fondano l'ipotesi del riscaldamento della superficie di Tritone sulla rilevazione, da parte del Telescopio Spaziale Hubble, di un aumento della pressione atmosferica del satellite che è perlomeno raddoppiata dal tempo dell'avvicinamento del Voyager: ad ogni aumento di temperatura del ghiaccio d'azoto, e conseguente vaporizzazione, corrisponde un aumento della pressione atmosferica, che causa un aumento globale di due gradi (da -236°C a -234°C) in nove anni.

La tendenza all'aumento di temperatura su Tritone può anche derivare dai cambiamenti stagionali delle sue calotte polari. Tritone, infatti, si sta avvicinando al culmine della sua estate australe, un evento che si ripete con un periodo di qualche centinaio d'anni. Durante questa fase l'emisfero sud del satellite riceve una maggior quantità di radiazione solare diretta che riscalda la calotta polare, influenzando l'equilibrio climatico.

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Uno sguardo anche a Plutone

Caronte (personaggio mitologico che traghettava le anime di là del Fiume Stige nell'Ade) fu scoperto nel 1978. Le grandi dimensioni di Caronte, in rapporto al suo pianeta, inducono a considerarlo, piuttosto che un satellite di Plutone, un pianeta "compagno".

La sua bassa densità (circa 2 g/cm3) indica che la sua superficie potrebbe essere coperta di ghiaccio d'acqua, senza alcuna traccia di metano e d'ammoniaca ghiacciata. Il blu più intenso di Caronte suggerisce una differente composizione superficiale e strutturale tra due corpi celesti.
Plutone e Caronte sono unici per un curioso motivo: non solo Caronte ruota in maniera sincrona, ma anche Plutone. In questo modo entrambi rivolgono sempre la stessa faccia l'uno verso l'altro.

LE STELLE: OGGETTI MISTERIOSI CHE SI LASCIANO INTERVISTARE SOLO A DISTANZA di Rosa Maria Mistretta



La stella è una massa di gas incandescente autogravitante a simmetria sferica, in equilibrio in modo che la pressione interna, che comprime gli strati verso l'esterno, si contrapponga alla pressione gravitazionale.




E' un sistema che raggiunge temperature molto elevate (da 3000 gradi K, le più fredde, a circa 50.000 gradi K, le più calde) ed emette energia per irraggiamento, che è continuamente rifornita da una sorgente centrale d'origine termonucleare, sufficiente per mantenere la luminosità stellare.



Lo strato più esterno da cui provengono le radiazioni luminose è l'atmosfera stellare, la cui altezza varia secondo le caratteristiche fisiche intrinseche. L'atmosfera del Sole, ad esempio, è profonda circa 100 chilometri mentre in stelle più calde misura approssimativamente 1000 chilometri ed è, quindi, solo uno strato superficiale rispetto all'intera massa del corpo celeste: se si compara ad una mela, essa corrisponde allo spessore della buccia.




Dagli strati più esterni dell'atmosfera sono emesse particelle fotoniche, che sollecitano l'occhio ed i rivelatori terrestri, e inviano tutte le informazioni chimico-fisiche inerenti ad una stella. Poiché gli strati esterni di una stella emettono radiazioni elettromagnetiche a differenti lunghezze d'onda, è possibile, attraverso l'analisi dello spettro elettromagnetico, risalire alla composizione chimica dei gas componenti.
L'analisi degli spettri è l'unica sorgente d'informazioni a riguardo della natura delle atmosfere stellari e permette un approccio quantitativo in termini di parametri fisici (composizione chimica, densità, pressione e temperatura della stella), parallelamente ad uno studio qualitativo, che riunisce le stelle in classi spettrali secondo la presenza o dell'assenza d'alcuni elementi chimici.


Per primo fu Lucrezio nel "De Rerum Natura" (libro V, vv 609-612) a spiegare l'intuitiva presenza di un alone intorno al Sole, una sorta di spettro lucente e misterioso..."Forsitans et rosea sol altae lampade lucens, /possideat multum caecis fervoribus ignem/circum se, nullo qui sit fulgore notatus/ aestifer ut tantum radiorum exaugeat ictum"
La stella, schematicamente, è costituita da uno strato profondo di gas incandescente ad alta pressione relativamente denso che produce uno spettro di radiazioni che ha tutti i colori dell'arcobaleno (spettro continuo) e da uno strato più esterno, più freddo e più rarefatto rispetto a quello interno. Il gas caldo è trasportato in superficie ed il gas freddo si trasferisce a sua volta negli strati inferiori: l'energia termica tende a defluire.



La stella si comporta esattamente come una pentola d'acqua che bolle: la differenza di temperatura genera delle differenze di densità, cioè le parti più calde diventano meno dense e salgono, mentre quelle più fredde scendono. Si formano, così, dei moti circolari, meccanismi di trasporto di flussi che avvengono poiché negli strati ci sono bolle calde e bolle fredde di gas, la cui differenza di temperatura è data dalla differente profondità d'origine.

Il trasporto d'energia è dipendente dalla densità del gas della stella ed è una forma di propagazione del calore, dove lo spostamento d'energia è accompagnato da spostamento di materia. La temperatura incide fortemente sugli stati di ionizzazione e d'eccitazione atomica, per questo le righe spettrali sono differenti per stelle calde e fredde: una sorgente più calda irradia maggiormente nel blu piuttosto che nel rosso (a 3.000 K una stella appare rossa, mentre a 30.000 K appare blu).
Le radiazioni elettromagnetiche costituiscono nella loro totalità lo spettro elettromagnetico, che dà per via indiretta informazioni inerenti agli oggetti celesti. Lo spettro è una striscia con i colori dell'iride, solcata da righe formate dall'interazione della radiazione con il gas dell'atmosfera.
Poiché un gas contiene vari elementi chimici, le lunghezze d'onda di ognuno di essi segnano la lastra fotografica in posizioni differenti secondo l'elemento presente nel gas. Le abbondanze degli elementi chimici presenti nelle stelle, quindi, si possono determinare attraverso l'identificazione delle righe spettrali e, finora, è il più importante mezzo d'informazione inerente alla struttura delle atmosfere stellari.

Ma che cosa accade in un gas?Si consideri un atomo in una sostanza gassosa che si trovi ad una certa temperatura, dotato di velocità termica, che subisce urti con altri atomi.
Nel corso di queste collisioni l'atomo passa dal livello energetico fondamentale, in cui normalmente risiede, ad un valore più alto d'energia, quindi si dice che l'atomo è eccitato. Il passaggio inverso dallo stato eccitato allo stato fondamentale dovuto dall'instabilità dell'atomo, è espresso mediante l'emissione di un fotone.

L'emissione fotonica forma lo spettro, che registra impulsi in risposta allo stimolo luminoso: quando l'atomo giunge ad uno stato energetico più basso si forma uno spettro con righe d'emissione; invece, quando l'atomo assorbe energia necessaria ad aumentare il livello energetico, si ottiene lo spettro con righe in assorbimento. In altre parole, se una radiazione passa attraverso un dato volume di gas, il raggio di luce è parzialmente assorbito ed allo stesso tempo una parte dell'energia è riemessa al secondo per unità di volume.

Ma non tutta l'energia è emessa: una parte viene anche assorbita dal gas ed in questo caso si parla di potere assorbente di una stella. Intorno al valore di temperatura di 800 K un corpo comincia ad emettere radiazioni di frequenza in quantità apprezzabile tale da impressionare la retina dell'occhio: si dice allora che il corpo diviene luminoso ed emette energia radiante, perciò si può parlare del potere emissivo di una stella.

venerdì 12 giugno 2009

PHOBOS E DEIMOS, PAURA E TERRORE INTORNO A MARTE di Rosa Maria Mistretta



La prima citazione dei due satelliti di Marte, Phobos e Deimos, non si trova nella letteratura scientifica, ma ne "I viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift, nella descrizione delle conquiste scientifiche degli astronomi dell'isola volante di Laputa.

"Hanno pure scoperto due stelle minori, o satelliti, che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino dista dal centro del pianeta principale esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano cinque. Il primo compie il suo giro in 10 ore, il secondo i 21 e mezzo, cosi che i quadrati dei loro tempi periodici sono quasi nella stessa proporzione con i cubi delle loro distanze dal centro di Marte, cosa che mostra chiaramente come siano governati da quella stessa legge di gravitazione che agisce sugli altri corpi celesti"( Parte III, Cap. III, Viaggio a Laputa).

La notizia fu alquanto prematura, poiché i due satelliti di Marte furono scoperti solo un secolo e mezzo dopo. La scoperta di Phobos e Deimos fu compiuta nel 1877, mentre la pubblicazione de "I Viaggi di Gulliver" avvenne nel 1726.
Prima dell'esplorazione spaziale i due satelliti furono oggetto d'ipotesi fantastiche: si credeva che Phobos e Deimos fossero satelliti artificiali costruiti da abitanti di Marte.

Tuttavia sono corpi celesti avvolti nel mistero: nel 1989, l'Unione Sovietica inviò due sonde gemelle, Phobos 1 e Phobos 2, dedicate quasi esclusivamente allo studio di Phobos.
Arrivate in prossimità di Marte, le due sonde avrebbero dovuto inserirsi in un'orbita circolare equatoriale e avrebbero dovuto effettuare un volo radente da Phobos, nel corso del quale avrebbero dovuto analizzarne il suolo in un centinaio di punti diversi. In circostanze misteriose, però, quando le sonde arrivarono in prossimità di Marte, si persero i contatti prima con l'una e poi con l'altra.


Phobos


Le misteriose lune marziane suscitano un certo interesse scientifico. Phobos, il satellite interno di Marte, è soggetto ad una forza che lo porta ad avvicinarsi sempre più alla superficie del pianeta. Il fatto curioso è che non sembra esistere legge della fisica in grado di spiegare quest'ipotetica forza. L'atmosfera di Marte, per quanto rarefatta, potrebbe esercitare su di esso una resistenza aerodinamica, influenzando il suo moto di caduta, solo se la sua densità fosse molto bassa. A giustificazione di ciò fu avanzata cosi l'idea che Phobos fosse cavo.

Fu solo con le immagini del Mariner 4 e del Mariner 9, che gli ultimi sostenitori di una progredita civiltà marziana si rassegnarono a considerare Phobos e Deimos come due grossi massi inermi spigolosi di forma irregolare, con la superficie cosparsa di crateri di diverse dimensioni.




Deimos


Entrambe sono molto scuri, coperti di materiale che potrebbe essere simile a quello delle conditi carbonacee dello spessore d'alcuni millimetri. I satelliti sono in questo modo poco luminosi.

Sulla superficie di Phobos spiccano tre enormi crateri da impatto: Stickney, Hall e Roche. Roche è il nome dell'astronomo che ha definito il limite minimo del raggio dell'orbita di un qualsiasi satellite, sotto al quale esso non potrebbe resistere alle azioni contrapposte e disgreganti della gravità del pianeta e della forza centrifuga. Deimos ha la superficie più liscia e presenta crateri di grandi dimensioni. I più rilevanti sono Swift e Voltaire. Entrambe sono due corpi antichissimi, forse della stessa età del Sistema Solare.

Si ritiene che i satelliti abbiano la stessa origine: o sono due grandi pezzi di un unico asteroide che si è frantumato passando vicino Marte, o sono frammenti di un satellite più grosso andato in pezzi in seguito ad una catastrofica collisione avvenuta in tempi remoti con una cometa o con un asteroide.

Phobos e Deimos ruotano attorno a Marte su due orbite, giacenti quasi sul piano equatoriale del pianeta, di forma pressappoco circolare. L'orbita di Phobos, il più grande dei due, ha un raggio di 9370 chilometri, mentre quella di Deimos ha un raggio di 23.300 chilometri. Phobos descrivere un'orbita completa in 7 ore e 39 minuti, ha in altre parole un periodo orbitale minore di quello del pianeta.

Ciò comporta che per un osservatore sulla superficie di Marte, esso sorge ad ovest e dopo 5 ore e mezzo tramonta ad est: in un giorno marziano sorge e tramonta pertanto per ben due volte. Deimos ha invece un periodo orbitale di 30 ore e 21 minuti, un valore vicino a quello di rotazione di Marte, e quindi, per un osservatore sulla superficie del pianeta, si muove con estrema lentezza, restando per 64 ore sopra l'orizzonte.

giovedì 11 giugno 2009

IL FESTIVAL DEL PAESAGGIO AGRARIO DAL 19 AL 21 GIUGNO 2009 A VINCHIO D'ASTI


19-20-21 giugno 2009, Vinchio d’Asti
Il Comune di Vinchio è particolarmente impegnato nella tutela dell’ambiente e del paesaggio viticolo del territorio (certificato ISO 14001 e registrato EMAS).

"Una leggera brezza smuove appena le tenere foglie delle viti e i filari appaiono brevi onde di un mare verde" Davide Lajolo.

Il Festival del paesaggio agrario, che si svolgerà nel cuore del Monferrato, a Vinchio d’Asti il 19, 20, 21 giugno, si articola in convegni, incontri, mostre, passeggiate.

Ha scelto temi caratterizzanti nella consapevolezza che l’agricoltura e la tutela dell’ambiente sono elementi costitutivi e indissolubili per la produzione di qualità per sperimentare nuove possibilità di intervento economico equilibrato, oltre a rappresentare opportunità di formazione e di lavoro e un contributo alla valorizzazione dell’antica civiltà contadina.

In sintesi questi sono i temi degli incontri:
19 giugno
ore 9.30, Cantina di Vinchio – Vaglio, Paesaggio viticolo e produzione d’eccellenza
Ore 16.30 Incorniciamo le colline del vino - Viaggio nella biodiversità nella Riserva naturale della Val Sarmassa a cura dell’Ente Parchi Astigiani

20 giugno
ore 9.30, piazza S. Marco, La qualità del territorio: esperienze di successo
Ore 9.30, Riserva naturale della Val Sarmassa Educare alla biodiversità a cura dell’Ente Parchi Astigiani.
Ore 15.30 Cantina di Vinchio – Vaglio, Il patrimonio culturale del paesaggio agrario

21 giugno
ore 9.30 Cantina di Vinchio – Vaglio, Cementificazione del suolo agricolo: un primato italiano
Ore 15.30 Indicazioni per gli interventi architettonici e urbanistici in ambiente rurale
Ore 17 Presentazione del Piano paesaggistico regionale
Discussione conclusiva

Il luogo del Festival è Vinchio d’Asti, paese nel cuore del Monferrato sulle colline del Barbera. La sua Cantina è famosa per la produzione di Barbera di alta qualità e festeggia il cinquantesimo anno della sua fondazione.
L’Ente Parchi Astigiani gestisce l’area protetta della Riserva naturale della Val Sarmassa, luogo di biodiversità.
L’Associazione culturale Davide Lajolo si occupa di promozione culturale e di valorizzazione paesaggistica del territorio.

sabato 6 giugno 2009

TEATRO e SCIENZA IN SECONDA ELEMENTARE: IL SISTEMA SOLARE




"Lo studio non è un lavoro, ma la forma più gloriosa di gioco". Luciano De Crescenzo

La motivazione che induce a proporre un lavoro di drammatizzazione nell'insegnamento è la consapevolezza che la scuola sia un luogo di socializzazione, di relazione e di comunicazione con gli altri.
Il travestimento, che spesso solo nel periodo carnevalesco è riconosciuto come giocoso, dovrebbe costituire un elemento costante nella didattica delle scuole dell'infanzia e primaria: osservando i bambini in un contesto drammatico - teatrale, ogni docente ha l'opportunità di valutare quanto l'imitazione e l'identificazione, rivelate in un momento divertente, possano mostrarsi in un gioco di eccezionale spontaneità.
Attraverso la sperimentazione e la simulazione di personaggi emergono dinamiche familiari, emotività nascoste, inibizioni superate, palesando un contenuto didattico, spesso anche terapeutico, assai rilevante.
L'attività del travestimento per ogni bambino significa esternare sentimenti e comunicare la propria identità, mentre per l'adulto di riferimento rappresenta un campo di osservazione necessario a rilevare la positività della crescita del sé e dei rapporti interpersonali e risulta essere un intervento educativo perla socializzazione e l'integrazione nel gruppo.

Il SISTEMA SOLARE IN 2.a ELEMENTARE è una rappresentazione teatrale di particolare originalità che ho organizzato in seconda A e B delle scuola primaria all'Istituto Sociale dei Padri Gesuiti a Torino: con grande impegno, entusiasmo e fantasia i bambini hanno svolto un laboratorio inerente al Sistema Solare, dando vita agli oggetti celesti.
Gli studenti hanno simulato un viaggio a ritroso nel tempo di ben 4 miliardi e mezzo d'anni alla nascita del Sistema Solare e sono giunti a riprodurre le morfologie planetarie in modo esemplare, costruendo addirittura un gioco da poter eseguire a casa propria (II Bingo Astronomico). E non solo: un vero teatro di personaggi "interplanetari" si è scatenato a suon di Samba, rispettando distanze, orbite planetarie e cometarie.

Tutto iniziò quando prendemmo posto sull'Astronave della Fantasia e poi, accesi i roboanti motori simulati dalle vocine fanciullesche, partimmo verso lo spazio misterioso. Le immagini proiettate sullo schermo alla parete erano come grandi oblò aperti verso l'infinito: un bellissimo e affascinante viaggio cosmico.
L'aspetto più curioso fu la personificazione mitologica dei corpi del Sistema Solare.
E in men che non si dica la nostra astronave si riempì di palloncini gonfiabili bianchi, gialli, rossi, azzurri, di mantelli, spade, palline di carta, una regale corona, una macchia rossa, anelli, tridenti, corna e code, stelle filanti...
"Ma com'è nato il Sistema Solare?" chiesero alcuni piccoli astronauti che abbondavano di curiosità e fantasia. Ed ecco che una nuvola triste e solitaria che vagava nel cosmo divenne l'oggetto di studio per la comprensione della formazione della famiglia del Sole.
Presa coscienza della formazione del Sistema Solare, si giunse alla vera e propria drammatizzazione dei pianeti. L'imponente Re Sole con un palloncino giallo in mano sfoggiava una brillante corona, mentre Mercurio con le ali in testa, correva a consegnare una busta, perché nei tempi antichi egli era un postino.

C'era anche la dolcissima Venere: una bellissima ragazza nascosta da un velo, come le nubi dense che circondano nella realtà il pianeta. Intorno alla Terra (un pallone azzurro) una piccola e tonda mela gialla a volte diventava una banana: era la Luna, il satellite della Terra, con le sue fasi.
Marte, intanto, avanzava con una spada possente ed un cipiglio da guerriero e sfoggiava un pallone rosso, per ricordare il suo colore reale.
Tanti bimbi si disposero poi dopo Marte con in mano giornali stropicciati, ridotti a palline più o meno regolari: rappresentavano la fascia degli asteroidi.

Giove con la sua Grande Macchia Rossa si parò davanti ad un personaggio strano che portava in testa grandi anelli, come se fossero un cappello: era Saturno, il Signore del Tempo.
Urano, un palloncino blu, il Signore del Cielo, si aggirava molto distinto tra i personaggi.

"Ahi, come punge quel tridente del pianeta Nettuno, il dio del Mare!" esclamò indispettito ad un tratto Plutone, il Signore degli Inferi, che portava sulla testa grandi corna e sfoggiava una rossa coda ed era l'ultimo pianeta ai confini del Sistema Solare (ora Plutone non è più annoverato tra i pianeti) .

Ma attenzione: una scia luminosa solcò improvvisamente lo spazio interplanetario: una Cometa, costruita con una piccola palla bianca (la testa) e una lunga coda.
Al ritmo della Lambada, rispettando con rigore scientifico le posizioni reciproche ed i moti (rotazione e rivoluzione, spiegati precedentemente), tutti i giovani studenti iniziarono la loro danza intorno al possente Re Sole
Il laboratorio volle essere un primo approccio all'Astronomia e reputo "ben riuscito" . Gli obiettivi didattici di conoscenze di realtà extraterrestri che seguono precise leggi furono raggiunti.
Il materiale costò poco, gli oggetti utili ai personaggi furono costruiti insieme ai bambini con materiale a basso costo.
Poca spesa e massimo risultato!!
Un utile testo a supporto del laboratorio didattico è
"Il Sole e la sua famiglia", Armando Ed. di Rosa Maria Mistretta

venerdì 5 giugno 2009

COSTRUIRE IL PIANETA SATURNO




Il pianeta più affascinante del Sistema solare diventa un soprammobile

Materiale occorrente- un CD non più utilizzato
- una palla di circa 5 centimetri di diametro che si può tagliare a metà con un coltello
- colla e stuzzicadenti di legno
- un piccolo pennello e colori liquidi (se si desidera colorare la superficie del pianeta)
- brillantini di vari colori

Come procedere- incolliamo la palla tagliata a metà sui centri superiore ed inferiore del CD
- con il pennello mettiamo la colla sul CD, percorrendo una striscia circolare, e diffondiamo i brillantini; lasciamo asciugare completamente
- ripetiamo per altri cerchi concentrici con brillantini di altri colori.


Prendiamo lo stuzzicadenti, lo inseriano in un polo della palla e lo spingiamo finché si vede spuntare l'apice dall'altro polo di Saturno.

ESPERIMENTO: ATTRAZIONE TRA CARICHE ELETTRICHE



Cariche dello stesso segno si respingono, mentre cariche di segno opposto si attraggono: puoi verificarlo con un semplice esperimento


Materiale occorrente:
• due palloncini gonfiabili
• due fili
• coriandoli


Come fare?
1. Gonfia i due palloncini
2. Allaccia un filo a ciascun palloncino.
3. Strofina dolcemente per qualche secondo ciascun palloncino sui tuoi capelli
4. Ora sospendi i due palloncini affiancati, a pochissima distanza uno all'altro: che cosa osservi?
5. Poi avvicina uno qualsiasi dei due palloncini ai coriandoli: che cosa succede?

I due palloncini si respingono tra loro mentre attraggono i coriandoli, che restano attaccati sulla loro superficie!
Perchè?Quando si strofina un palloncino sui capelli, alcuni elettroni degli atomi che formano i capelli passano al palloncino.

Poiché gli elettroni hanno carica elettrica negativa, con lo strofinio ciascun palloncino si carica di elettricità negativa (mentre i tuoi capelli restano carichi positivamente).
I due palloncini dunque si respingono tra loro perché sono carichi di elettricità dello stesso tipo.

Perché i palloncini attirano i coriandioli, che non sono stati elettrizzati?Quando una carica elettrica si avvicina a un corpo neutro, essa attira verso di sé le cariche di segno opposto che esso contiene, mentre respinge quelle di segno opposto.
Se avvicini un palloncino elettricamente carico a un pezzetto di carta, dunque, un po' di elettroni degli atomi della carta vengono respinti lontano dal palloncino, mentre nel lato più vicino al palloncino restano cariche positive: il risultato è che il palloncino e la carta si attraggono.